Spam di mini-siti al profumo di Z-INDEX con salsa di testi e link nascosti

by Sante J. Achille on January 22, 2007 · 5 comments

Spamming su Google: testo e link nascosti con la tecnica del Z-index

Questo sito l’ho trovato monitorando alcune keywords – è saltato fuori come una new entry dei risultati. “Porca miseria” mi son detto mentre mi accingevo a cliccare su quel link per avere ulteriori informazioni “hanno fatto un gran lavoro per essere N. 1 ” – dovevo vedere per capire ed imparare …

La link analysis hanno prodotto risultati un po anomali – un sito dal quale partono 400 link verso questo ? Ha suscitato la mia curiosità.

Sono andato a vedere la provenienza di tutta questa grazia di Dio di link ed arrivato alla home page dove non ho trovato alcun link. Niente, cioè niente di visibile …

(www.irlandando.it)

ma allora dove si trovano i link ? Eccoli

(clicca sull’immagine precedente per vedere il codice sorgente)

Hanno utilizzato la tecnica detta dello z-index. Con questo “trucco” si nascondono contenuti all’utente, ma non ai motori di ricerca. Ulteriori analisi hanno individuato altri siti di un mini-network di siti che si scambiano link tra di loro e che utilizzano tutti questa tecnica “non etica” che ti possono far bannare dai motori di ricerca.

Come se non bastasse quello che ti ho appena raccontato (e potrei raccontare ancora molto a questo proposito) tutti i siti del network sono attestati sullo stesso IP come si può vedere dalla screenshot che segue di un tracert che ho fatto – roba da dilettanti allo sbaraglio

tracert che dimostra come i due siti oggetti dell'analisi sono attestati sullo stesso IP

Ecco fatto – il SEO casereccio, come il pane o il vino, si può fare anche il SEO in casa.

Mi domando e ti chiedo:

  • Merita di acquisire visibilità di prima classe chi fa queste cose ?
  • Ricorrere a tecniche da considerarsi non etiche e scorrette dai motori di ricerca è una pratica disonesta che equivale a rubare ? Secondo me SI.

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{ 5 comments }

nourdine January 29, 2007 at 21:02

Problemi coi commenti a parte volevo dire che:
Si! in effetti sti qua usano tecniche black! Però è anche vero che i contenuti ed il servizio li propongono (ed egregiamente mi sembra). Quindi mi rifaccio al buon Federico Calore che fa notare nel suo blog come l’etica del SEO (almeno quella che cerca di imporci Google) può pure attaccarsi al tram per lasciare spazio alle vere necessità di chi usa internet (cioè gli utenti finali). Sono felici gli untenti di trovare al primo posto questi siti che tu metti in evidenza qui? Rispondi alla domanda. Se la risposta è si allora la cosa è chiusa e l’etica seo me la metto sotto i tacchi. … che dici? Volevo solo essere provocatorio ;-)

Sante J. Achille January 30, 2007 at 09:32

Guarda,
secondo me non è una questione di etica imposta da Google od altri. Il concetto è che ci sono delle regole e quelle regole andrebbero rispettate da tutti.

Dire che uno utilizza tecniche scorrette ma poi il sito è bello ed i contenuti meritano visibilità è come dire chi va in banca a rubare per farsi una casa (perché non l’aveva) è una persona per bene e non merita la galera.

Il Web è pieno di siti che meritano visibilità ma non l’hanno, così come nel mondo vero ci sono molte persone brave e bravissime che non conosce nessuno mentre ci sono tante teste vuote che godono di ottima visibilità.

Provocazione per provocazione ;-)

Sante

Arte_Web November 21, 2009 at 18:56

Ciao, ma al di là dello z-index:1 (non ho controllato quello degli altri div) mi sembra che la tecnica blackhat implicata sia quella del visibility:hidden, dallo snippet di codice che hai postato.
E’ una tecnica sicuramente a rischio di ban che non consiglierei a nessuno, ma Google in certi particolari casi può ciudere un’occhio. Io su in sito in flash l’ho adottata per anni ;-)

Sante J. Achille November 22, 2009 at 18:28

Non è che chiude un occhio è che non lo vede. Se qualcuno gentilmente lo segnala a Google allora vedi come lo prende in considerazione …

Webenjoy June 28, 2011 at 14:48

Beh ragazzi che dire… il discorso è interessante e sebbene sia principalmente d’accordo con nourdine, sul dovere di pensare sempre alla user experience e ai benefici che si portano agli utenti.
Sante J, la provocazione non mi sembra proprio pertinente non siamo a questi livelli, almeno secondo il mio modesto parere.

Infatti una tecnica black come nascondere keywords nel footer di una pagina giocando sulla trasparenza può avere effetti negativi, se si tende a rimandare l’utente in un sito dove subirà dei danni (di qualsiasi natura), e positivi se lo si rimanda in un sito che è pertinente con gli scopi da lui perseguiti.

In altre parole mi sembra uno di quegli esempi dove potremo citare la famosa frase del Gen Sarnoff “lo strumento non è né buono né cattivo, ma è il suo uso che ne determina il valore”

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