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 PageRank Distribution nel sito - le mie considerazioni

È di stanotte un articolo interessante su search engine land a cura del boss Danny Sullivan che elabora diverse considerazioni sul cosiddetto PageRank Sculpting e l’uso di link javascript.

PageRank Sculpting è “l’arte” dello gestire PageRank nel sito manipolando / alterando il naturale flusso della grandezza PageRank attraverso l’uso dell’attributo rel=”nofollow” per convogliare il potere dei link verso quelle pagine (o sezioni del sito) più importanti.

Dal post di Danny sembra che Google è tornato sui suoi passi, togliendolo scalpello di mano a tutti quelli che con tanta passione ed inventiva si erano dedicati all’arte della scultura digitale del ranking – ora il rel=”nofollow” non funziona più come lo scalpello: limitare l’esposizione dei link alle azioni di spidering di Google non favorisce gli altri link presenti nella pagina.

Quindi chi ha investito tempo (e denaro) in questa attività ha sbagliato ?

Beh secondo me se lo ha fato con l’obiettivo di “costringere” Google ad apprezzare alcune pagine del sito a discapito di altre sarebbe logico aspettarsi degli impatti sulle performance localizzate nel sito – cioè per alcune pagine o sezioni sempre che la quantità di PageRank perso sia tale da determinare una variazione di autorevolezza che derivi dalla modifica del PageRank complessivo per quella pagina. Trattandosi di PageRank di pagine interne non mi aspetterei grandi stravolgimenti a meno che si tratti di grandi o grandissimi siti dove la quantità di PageRank con cui era possibile giocare era notevole.

Il ragionamento che sviluppa Danny nel suo post è che modifiche all’algoritmo dovrebbero essere compatibili con lo stato pre-esistente: in poche parole non è giusto introdurre delle discontinuità tra il prima ed il dopo.

E perché dico io ? Non è affatto così secondo me.

Intanto tutti sapevano che giocare con il PageRank del sito non fosse cosa semplice da fare e che la riuscita dell’impresa non era garantita: tutti hanno operato a loro rischio e pericolo.

Adesso dire che queste modifiche non si dovevano fare nel rispetto dello status quo ed in nome di un diritto acquisito mi sembra che si stia andando nella direzione sbagliata.

Google è senza dubbio un servizio pubblico ma non è mio o tuo e Google può operare, disporre del suo algoritmo come meglio crede assumendosi il rischio ed il pericolo di perdere audience a causa di una scelta sbagliata che potrebbe diminuire la sua popolarità.

Ti racconto una breve storia che riassume il mio pensiero.

A febbraio di quest’anno un mio conoscente mi ha coinvolto un una trattativa di compravendita di un antico e famoso immobile del centro storico dell’Aquila. Ho aiutato le parti a concludere l’affare facendo da interprete. La vendita si è conclusa per una somma molto alta, dell’ordine dei milioni di euro.

La notte del 6 aprile tutto è cambiato e quel palazzo e tanti altri si è polverizzato – i milioni di eruo son diventati polvere e macerie. Il rischio del terremoto è diventato realtà.

Il cambiamento delle regole del gioco nei motori di ricerca è un rischio a cui siamo tutti soggetti – inutile lamentarsi, piuttosto evitare di correre dietro le tendenze che prima o poi passano di moda …

   

One Reply

  1. Microspie

    E’ Google stesso che giustamente può fare e disfare tutto. Nulla è per sempre, i motori sono sempre in evoluzione e questo va accettato come normale e naturale.