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I Giornalisti e la paura dell’ignoto …

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Avere paura, è normale ed umano – non c’è niente di male. Ogni novità porta cambiamento a cui si associa incertezza. Conosco la paura, quella vera, quella che ti rimane dentro e che ti assale all’improvviso, guardando una foto oppure ascoltando della musica – all’improvviso mi tornano in mente le immagini della morte e distruzione che non potrò mai dimenticare.

Ho paura del terremoto, sono segnato da questa tragedia, dalla perdita di due cari amici a cui volevo molto bene, ma trovo la forza di andare avanti e non guardami indietro (troppo …)

Ogni cambiamento è una discontinuità

La matematica è maestra nell’identificare quante diverse tipologie di discontinuità esistono (1a specie, 2a specie …).

L’umanità combatte il cambiamento

Si oppone, lo vede con diffidenza perché mette in discussione il vecchio e consolidato con qualcosa di nuovo, incerto ed inesplorato. È solo grazie al drappello di innovatori di ogni generazione che le cose cambiamo. Dico sempre che è un miracolo che l’uomo abbia fatto così tanto progresso, quando vedo il livello medio della gente e soprattutto gli atteggiamenti di chi dovrebbe salutare con applausi l’innovazione.

Starai pensando – vabbé sa’ taglia corto, dove vuoi arrivare ?

Voglio dire che i giornalisti e la carta stampata sono anche loro persone con le loro paure, che non intendono lasciare il certo per l’incerto, che capiscono costa sta succedendo e cercano di opporre resistenza come questi che pur di difendere lo status quo fanno la figura dei baccalà.

Oltre a tutti gli autori che ha citato Mauro val la pena leggere quello che ha scritto Danny Sullivan che con il suo stile inconfondibile (secondo solo a quello di Bob Bly) ha inquadrato perfettamente la situazione mettendo in ridicolo anche i nostri giornalisti.

Secondo me c’è spazio per l’informazione a pagamento, non credo che il cosiddetto crowdsourcing sarà il futuro dell’informazione: se il futuro è quello si salvi chi può. Se il futuro passa attraverso l’informazione strillata e confusa di persone che passano parola da un blog ad un altro, da un social network ad un altro, allora è finita: se il futuro è nelle mani dei ragazzotti di queste generazioni di ventenni/trentenni che non sanno cosa si vuol rappresentare con la frase “tallone d’achille” (accaduto alle selezioni per il decimo grande fratello) allora è finita.

C’è posto per una informazioni di qualità

Ricevo spesso telefonate di amici e Clienti che mi chiedono come vanno le cose all’Aquila: non credono a quello che i giornali scrivono.

Mi è capitato di fare il teste consulente di parte in una brutta storia a difesa di una persona accusata di distribuzione di materiale pornografico – un reato previsto (allora) dal codice e che risaliva al 1912 o giù di lì. Una storia lunga che vi risparmio. Ho visto come quel povero cristo è stato messo alla gogna dai giornali e come la storia era stata completamente stravolta perché nessuno era andato a fondo per capire cosa fosse realmente accaduto. Erano i primi anni di Internet – potete immaginare il calvario di questo cristiano che fu condannato per incapacità totale del suo legale …

E succede ancora oggi quando si sente o si leggono “fatti” sul web – si scrive ciò che si legge da feed o su twitter, senza validare la notizia, passando la notizia senza conferire un valore aggiunto.

Se l’informazione ufficiale non riesce a distinguersi dal tam tam del web, se un articolo di giornale è pressapochista così come lo è la notizia che si legge in rete, non può esserci differenza tra l’uno e l’altro – sono la stessa cosa.

Non è vero che la gente non vuol spendere per l’informazione

Non vuol spendere per questa informazione, omologata e piatta, schierata e di parte, senza aperture verso le voci fuori dal coro.

Adesso vi faccio una domanda: lo sapevate che un avvocato dell’Aquila ha denunciato la commissione grandi rischi ipotizzando il reato di omicidio colposo ? Lo ha fatto perché il 30 marzo u.s. sono venuti all’Aquila in pompa magna per dire che era tutto sotto controllo e che non vi erano motivi per allarmarsi – che l’attività sismica (che andava avanti da 3 mesi) era del tutto normale.

I miei feed, che controllano il fiume di notizie su l’Aquila, non hanno individuato nessun giornale di rilievo con questa notizia – solo fonti locali o al più regionali. Se è vero il contrario vi prego di farmelo sapere e di segnalare il link.

Se non c’è valore non può esserci redditività

Ad ogni passaggio (direi meglio ad ogni interfaccia) deve esserci una elaborazione che aggiunge una caratteristica, una innovazione, una esperienza, che rende il prodotto interessante, unico del suo genere, e per questo appetibile.

Troppo facile fare informazione con i soldi pubblici.

Tutti devono darsi da fare, anche i giornalisti, cominciassero a scrivere con maggiore meticolosità ed obiettività, meno sensazionalismo e protagonismo, più cose sensate con voci fuori dal coro, e vedranno che il loro prodotto sarà di valore ed apprezzato dal pubblico che vuole essere informato.

Dice bene il mio Amico Jacek Marczyk e titolare di Ontonix con cui ci siamo persi di vista per colpa mia:

“In a turbulent economy there is no recepie for success. Survival is the only measure of success when you’re in the middle of a storm.” (=in una economia turbolente, non esistono ricette per il successo. La sopravvivenza è la misura del successo quando c’è tempesta).

Tutti si devono adattare – anche l’informazione.

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