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Re: Pubbliche Amministrazioni 2.0

Ho letto con interesse il post dell’Avv. Andrea Monti che ha sviluppato il tema efficienza nella pubblica amministrazione e l’uso della rete Internet.
Ricordo di aver conosciuto l’Avv. ad un seminario a Roma sulla privacy quando la legge che doveva entrare in vigore era la 675 (se non erro), ed anche il web era veramente all’inizio del suo cammino tumultuoso.
Le sue considerazioni mi hanno ricordato un episodio verificatosi all’inizio di questa settimana che vorrei raccontare.

Uno degli inconvenienti post terremoto dell’Aquila è il traffico: diverse vie importanti sono ancora chiuse ed uscire anche con 5 minuti di ritardo significa fare file degne del raccordo anulare di Roma, e quindi preferisco uscire di buon ora la mattina ed arrivare prima a destinazione ed aspettare, piuttosto che farmi le file in macchina. Avevo lezione in Accademia (di belle arti) ed allo stesso tempo dovevo fare un certificato al Comune che si trova nei paraggi dell’Accademia e così ho pensato di arrivare lì prima della lezione.
L’ufficio dove dovevo andare riceve il pubblico a partire dalle 9:00 – ho deciso di aspettare per non tornarci dopo anche perché ero il primo
Ero in attesa delle ore 9:00 mentre in ufficio era tutta una conversazione e risata; da dentro mi hanno guardato, ho capito che la mia presenza era inopportuna e se non l’avessi capito me lo hanno fatto capire chiudendo la porta per continuare in intimità la loro conversazione …

Nel frattempo è arrivata un’altra persona. Non essendo sicuro di fare la fila all’ufficio giusto, ha chiesto ad un impiegato che usciva. La risposta è stata “si questo è l’ufficio ma tanto non si può fare perché coi lavori hanno tranciato i cavi e non abbiamo linea per cui non si possono fare certificati”

Ho chiesto: “scusa ma allora non ti posso lasciare la mia richiesta così ripasso dopo senza perdere ancora tempo ?”
ha risposto: “qui non si lascia niente deve ritornare”
Faccio delle considerazioni a voce alta:

  • Gli impiegati erano tutti lì (madonna mia quanti ne erano a non fare nulla) – ero solo a fare la fila ed arrivato molto presto: chiedermi cosa dovevo fare e magari farmi la cortesia di evadere la mia richiesta gli avrebbe fatto solo onore
  • Mi hanno visto aspettare alla loro porta; non ero mica lì perché non avevo null’altro da fare, ma con ogni probabilità avevo bisogno dei loro servizi ! Allora mentre l’impiegata usciva e mi diceva buon giorno poteva anche chiedermi cosa dovevo fare e dirmi che non disponevano del collegamento telematico e che potevo andare via – non ci pensare, me lo avrebbe detto alle 9:00 in punto facendomi perdere 45 minuti

Allora se c’è disinteresse per non dire menefreghismo rispetto ai problemi e delle esigenze del prossimo (soprattutto in questo momento della nostra vita all’Aquila) non penso che con questa classe di “lavoratori” una rete efficace, veloce, o funzionale possa fare la differenza.

La rete è un modus vivendi, una mentalità che ha ben poco in comune con il nostro esercito di impiegati pubblici, per lo meno molti (ma non tutti) quelli che conosco io. Un esempio per tutti: qualche anno fa un’impiegata è stata costretta all’uso del computer mediante lettere ufficiali di richiamo – si rifiutava di utilizzare il computer. Sono sicuro che di persone come questa, dalla rigidità mentale o semplicemente per ripicca contro un capo ufficio, facciano di tutto in nome dei proprio “diritti”. Se l’avessero licenziata in tronco (e fosse andato su tutti i giornali) poteva essere un buon esempio ed un momento educativo.

Prima della rete figa ci vogliono poche regole efficaci: tutti devono fare la loro parte con impegno, dedizione e responsabilità (troppo spesso latitante) – parlare dei doveri e delle responsabilità e meno dei diritti.
Allora (e solo allora) una rete innovata, veloce e funzionale ha un senso, in tutti gli altri casi è come mettere le perle ai porci, cioè come dare a me una Ferrari e chiedermi di gareggiare (e vincere) in formula 1.

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2 Replies

  1. Un bel retweet ci sta tutto amico mio. Il problema vero dell’Italia e’ il menefreghismo di questa gran massa di ladri (non tutti come dici tu) che alloggiano negli uffici pubblici a non fare un cazzo dalla mattina alla sera.

    Primo, nessuno gli dava il diritto di fare un cazzo alle 9.00 di mattina quando cmq stavano in regolare orario di lavoro. Che poi lo avessero fatto cmq e’ altra storia, ma almeno la decenza di non imporre il loro nullafaccendismo davanti al pubblico.

    Secondo. Manca il collegamento, situazione d’emergenza ti attrezzi come dicevi tu per prendere le richieste evaderle con calma e richiamare gli interessati. Questo mi pare solo un segno di buon senso civico oltre che di vera responsabilita’ da parte dell’amministrazione pubblica.

    Ma tutte queste cose purtroppo in Italia mancano perche’ non ci sono linee guida e non c’e’ interesse comune a migliorare il paese. Se come dici tu, ci fosse scattato il licenziamento per qualcuno, vedi che ste cose lentamente sarebbero sparite. Ma no, siamo in Itlalia, dove il lavoratore pbblico una volta abbarbicatosi sulla poltrona ha solo un pensiero. Lamentarsi e scioperare se lo stipendio non segue la scala mobile ormai defunta.

    Hai fatto un solo errore Sante, non filmare il tutto e metterlo su YouTube.

  2. Grazie Andrea,
    si un po di “pubblicità” su YouTube non sarebbe male, non c’ho pensato sul momento – forse avrei dovuto … a pensarci bene ero molto “arrabbiato” e quando si è “arrabbiati” non si ragiona.

    Fino a quando il posto pubblico viene visto e percepito come un diritto inalienabile a prescindere da tutto e non come un lavoro ed una responsabilità non c’è rete od Internet che possa cambiare le cose.